Martedì, Ottobre 17, 2017

Discografia

Per ripercorrere la vita di Michael Jackson, partendo dalle sue prime note fino ad arrivare al successo e alla fama di Re del Pop.

Xscape

Xscape

Sembra ieri, ma è passato un lustro dalla scomparsa di Michael Jackson. Per LA Reid e quelli della Epic è tempo per un secondo album di inediti, che giunge a 4 anni dal deludente "Michael" (ma in catalogo figura già come l'undicesima pubblicazione postuma a nome Jackson!). Il tempismo è perfetto. In un periodo in cui la disco music è tornata ufficialmente di moda in classifica, non poteva certo mancare il ripescaggio di uno degli esponenti più celebri del genere. Stavolta "Xscape" gioca leggero; solo 8 tracce raccolte da svariati periodi della carriera, ma per lo più dagli anni 90 in poi. Con Timbaland a capo del team di rimaneggiatori (presenti anche J-Roc e McClain), i vecchi demo sono stati elegantemente "dopati" con una patina di r'n'b dai forti connotati disco, incastri d'archi e un armamentario di percussioni sui pezzi più ritmati. Suona tutto molto sfizioso infatti, ma ormai la classica "firma" di Timbaland - quegli strati sovrapposti di tribalismo sintetico in midtempo - continua ad apparire immutata dai tempi del terzo disco di Aaliyah (un album di ben 13 anni fa). Forse tale veste sarà pertinente con l'età di alcuni dei brani in questione, ma per l'orecchio dell'ascoltatore moderno c'è davvero ancora qualcosa per cui eccitarsi? Considerato poi che, senza Jackson in studio, sarebbe stato un sacrilegio "storpiare" le canzoni in maniera più interessante (vedasi la recente "Esperienza" di Timberlake per dire), il lavoro è quindi poco più di un semplice rivestimento, ben eseguito e rispettoso, ma a conti fatti decisamente di maniera.

Non solo, ma dopo qualche primo ascolto entusiasta sull'onda della nostalgia, appare subito evidente l'altro limite del disco: la non-memorabilità delle canzoni stesse. Non c'è assolutamente niente di brutto su "Xscape", ma la sbiadita agressività di brani come la title track, "Slave To The Rhythm" o "Do You Know Where Your Children Are" (titolo decisamente controverso considerata la famosa causa giudiziaria), non è certo in grado di competere col canzoniere del passato.

La curiosità maggiore, quindi, è rappresentata dai due pezzi più vecchi. Primo tra tutti il singolo "Love Never Felt So Good", sfiziosissimo brano del periodo d'oro a cavallo tra "Off The Wall" e "Thriller", e i leggiadri coretti ovattati della ballata "Loving You", fuoriuscita dal periodo di "Bad". Però se Battle of the Outtakes dev'essere, allora niente su "Xscape" può competere con una "Streetwalker", brano che lo stesso Jackson inserì nella ristampa di "Bad" del 2001 - chissà se avrebbe fatto altrettanto con almeno una delle tracce quì presenti?

Se non altro stavolta, in un esercizio di inedita trasparenza, la versione deluxe di "Xscape" riprone tutte e 8 le tracce esattamente come erano state lasciate in versione originale. Un perfezionista come Jackson si starà rivoltando nella tomba nel vedere queste versioni "grezze" rilasciate al pubblico, ma se di operazione nostalgia si tratta, allora queste sono quanto di più vicino ci si possa avvicinare oggi alla sua figura. Una linea di synth ormai invecchiatissima ("Chicago"), il semplice passo d'uomo di "A Place With No Name" o il 7" suonato a 33" nell'intro di "Loving You" non tramutano magicamente le canzoni in classici, ma mettono in risalto il protagonista, dando la momentanea illusione che sia ancora tra di noi. Ed è ancora "Love Never Felt So Good" a svettare sul resto, con un demo voce/piano (suonato da Paul Anka) che, nella sua semplicità, sublima tutta l'arte di Jackson come vocalist sopraffino: ritmo mantenuto con uno schiocco di dita appena e delivery ineccepibile, davvero non c'era bisogno di altro.

Semmai, sarebbe stato assolutamente da evitare che suddetta "Love Never Felt So Good" si trasformasse pure in un duetto con Timberlake, perché sentire quest'ultimo dire "lemme see ya move" a uno che sappiamo essere in avanzato stato di decomposizione suona alquanto grottesco.

Nella battaglia tra i fan più accaniti, per i quali "è tutto bellissimo", e gli eterni detrattori del personaggio (per lo più aggrappati alle controverse vicende biografiche), "Xscape" cade più o meno nel mezzo. Un album con due facce, una versione rimaneggiata con una montagna di stucco e di smalto per il pubblico generalista e una deluxe capace di incuriosire i più appassionati. Ma nel complesso, ancora niente di veramente memorabile.

Michael

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Il nuovo album postumo di Michael Jackson con dieci brani inediti. Anche questa volta non sono mancate le polemiche, si dubita sulla voce del cantante, i fans si sono divisi tra chi crede che sia davvero la sua voce e chi è certo che non è lui a cantare alcune canzoni, anche se nel disco sono spacciate per sue, ma intanto il disco vende e Michael potrebbe diventerebbe in una sola settimana, a pochi giorni dalla fine dell’anno, l’album più venduto di tutto il 2010. Secondo le stime ufficiali fatte da SonyMusic, il nuovo album potrebbe bissare, se non superare, il successo di This is it, colonna sonora dell’omonimo documentario uscito lo scorso anno nelle sale cinematografiche.

This Is It

ThisIsIt

Il 28 ottobre, in numerose sale cinematografiche italiane, verrà distribuito “This is it”, un film-documentario su Michael Jackson. La pellicola riprende gli ultimi giorni di vita della popstar americana, una sorta di dietro le quinte girato mentre Jackson era al lavoro sulle coreografie che avrebbero accompagnato i suoi 50 concerti alla 02 Arena di Londra. Ad arricchire il lungometraggio ci sono anche interviste (perlopiù inedite) di amici, parenti e colleghi di Michael che ne tracciano un profilo umano e artistico.Ad anticipare di due giorni l'uscita del film ecco una doppia compilation intitolata allo stesso modo e strettamente legata alla pellicola: sul primo CD sono stati inseriti storici successi del “King of Pop” nella stessa sequenza in cui appaiono nel film, da “Wanna be startin' something” a “Man in the mirror”, passando per “Smooth criminal”, “Thriller”, “Beat it”, “Black or white” e “Billie Jean”. Da segnalare ovviamente la presenza del singolo inedito “This is it”, un brano scritto con Paul Anka nel 1983 e mai dato alle stampe da Jackson, una canzone che si inserisce nel repertorio romantico dell'artista, qui presente in due versioni: una con i The Jacksons ai cori (aggiunta effettuata in post-produzione) ed una orchestrale.Il secondo disco include tre demo versions di hit planetarie come “She's out of my life”, “Wanna be startin' something” e “Beat it” e la poesia “Planet earth” scritta (ai tempi dell'album “Dangerous” ed inserita nelle note di copertina) e recitata dallo stesso Jackson.

What More Can I Give

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La canzone What more can I give , scritta da Michael Jackson, doveva originariamente essere presentata durante i due concerti del Michael Jackson & Friends del 1999, rispettivamente a Seoul e a Monaco; Michael Jackson ha rivelato che la canzone fu inizialmente composta per "trovare sollievo negli attacchi terroristici in America e creare un senso di unione globale contro la violenza senza scrupoli e i crimini di massa." E' stata però poi riscritta dallo stesso Michael in seguito agli attentati dell'11 Settembre alle Torri Gemelle ed incisa come singolo di beneficenza insieme a numerose altre stars come  Beyoncé, Mariah Carey, Celine Dion, Usher e tante altre popstar americane. Il 21 Ottobre 2001 fu presentata allo United We Stand - What More Can I Give, concerto tenutosi allo stadio di Washington DC davanti a 46.000 persone e trasmesso in TV dalla ABC TV il 1° Novembre dello stesso anno.

Il singolo non fu mai pubblicato a causa di diversi fraintendimenti tra Jackson e la Sony, la quale riteneva economicamente dannosa l'uscita del singolo perché in conflitto con il nuovo album di Michael Jackson, Invincible. Comunque, anche dopo l'uscita di Invincible, la Sony si rifiutò comunque di pubblicare il singolo. Questo fu uno dei fattori che portarono Michael a etichettare il direttore della Sony Americana, Tommy Mottola, come "razzista", perché avrebbe sabotato le uscite inedite di Jackson e annunciato così la sua scissione dalla Epic Records. Il singolo non fu quindi mai distribuito (se non come download ufficiale al costo di 2$).

Invincible

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Il ritorno del King of Pop con il primo album di materiale nuovo a distanza di 6 anni dal suo ultimo disco contenente materiale inedito (History), ha un che di apocalittico: il titolo, Invincible preannuncia un'epica lotta che rispecchia quella che l'artista combatte con i media e con gran parte di un pubblico sempre piu' scettico di fronte alle sue stranezze (che ben oltrepassano i capricci delle star) da molti anni ormai. Prodotto da Rodney Jerkins, e arricchito dai tocchi artistici di Teddy Riley (Blackstreet), R Kelly e Babyface, alcuni fra i bambini d'oro dell'R&B odierno, questo album conta tracce che potrebbero stare bene nella colonna sonora di un film come 1997: Fuga Da New York. L'eroe, che d'ora in poi per brevita' chiameremo Jacko, e' indistruttibile (Unbreakable), fa l'amore fino all'alba (Break of Dawn), si trasforma in supereroe (Threatened) ed elettrizza l'ambiente con 2000 Watts d'energia. Il tutto a suon di beat sapientemente quanto eccessivamente sofisticati e curati. L'eroina, dall'anima che presenta tratti cupi e neri (ricordate la sua ossessionante passione per Dirty Diana?) e' Invincible. Insomma, balliamo si, come lo abbiamo sempre fatto in tutti i suoi dischi, ma se una volta lo facevamo sul dancefloor di una disco con glitterball, luci psichedeliche e pavimenti che si illuminavano ad ogni nostro passo, adesso lo facciamo nella MichaelJacksonLand, un mondo futuristico di palazzi spropositati e generati al computer, dove ogni sentimento e' ingrandito all'esasperazione e le insegne al neon campeggiano altissime e intermittenti. Invincible e' pieno di citazioni auto-referenziali: proprio in apertura del disco, in quella Unbreakable dalle minacciose tastiere alternate alle urla in falsetto che sono un trademark di Michael tanto quanto il suo moonwalking, Jacko dice <>; in Privacy e' una celebrita' che combatte l'invasione e le inaccuratezze dei media (ma non l'aveva gia' fatto in Leave Me Alone?), mentre con The Lost Children mette su un'opera quasi teatrale in cui canta di bambini in pericolo (!). I suoi momenti piu' belli si trovano nel groove di You Rock My World, nell'epicita' di Cry che riprende il tema dell'affermazione della vita, gia' pilastro in Heal The World ed Earth Song, e nell’affascinante sound di Whatever Happens. Quest’ultima traccia, in particolare, prodotta da Riley, vede l'autore di Thriller parlare in terza persona con un'intensita toccante e narrare la storia di una coppia intrappolata in una situazione minacciosa: i due si dicono <>. La musica ha sonorita' latineggianti che, grazie alle chitarre di Santana e agli arrangiamenti orchestrali di Jeremy Lubbock, ipnotizzano letteralmente l'ascoltatore. Certo, e' sempre un'esperienza quella di entrare nella MichaelJacksonLand, una rollercoaster ride che non possiamo permetterci di perdere, per nessuna ragione.

HIStory

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"History" è l'album che maggiormente divide critici e fan del re del pop. C'è chi lo considera strordinario capolavoro o addirittura il migliore album di Jackson, e chi, invece, ritiene che sia stato un pò sopravvalutato e addirittura che sia anche condito con tracce tagliate da "Dangerous".

Ne sono state dette di cotte e di crude riguardo a questo album, ma non lo si può giudicare come discreto o addirittura pessimo, pur rispettando i gusti di ognuno.

Nel 1995 Michael Jackson, il re della musica pop, torna con questo strepitoso doppio album con ben 30 canzoni! Da subito l'idea di unire un Greatest Hits con un album di inediti risulta poco azzeccata, e viene criticata anche dai fan dell'artista, anche perché all'epoca il prezzo era veramente improponibile! Ma rimane il fatto che a livello artistico musicale ci troviamo di fronte ad un doppio album da antologia! 15 canzoni leggendarie rimasterizzate in maniera perfetta e 15 nuove canzoni che mostrano un nuovo mutamento artistico di questo inarrivabile artista.

Attenzionando gli inediti del secondo cd, ovvero l'inedito, si può liberamente dire che il disco decolla immediatamente con la prima canzone che vede come protagonisti i fratelli Michael e Janet Jackson che si esibiscono in una grintosa ed arrabbiata performance vocale che gira intorno ad una base ritmica futuristica, con suoni sintetici ed effetti speciali spaziali, la solita base pop alla Jackson ma in questo caso adattata alle nuove tecnologie, la canzone si chiama "SCREAM" e l'omonimo video fu un evento mediatico senza precedenti, Michael e Janet cantano e ballano all'interno di un astronave spaziale in assenza di gravità tra effetti speciali e ottime coreografie(il video fu premiato come miglior video dell'anno, miglior coreografia, e fu ritenuto il più costoso della storia). Una canzone trascinante e piena di energia che però non è nulla a confronto con il ben di Dio che ci attende subito dopo, infatti dalla traccia numero due iniziamo ad udire le prime meraviglie dell'album... un sussurro di bambini introduce una base scandita di tamburo stile africano, come se fosse una marcia militare, la splendida voce di Michael inizia ad intonare strofe e ritornello, grande classe nei suoni e ottima chitarra nell'intermezzo, stiamo parlando di "THEY DON'T CARE ABOUT US" un ottimo pezzo con inizio minimale che man mano si fa sempre più musicale e ritmato, un altro classico da aggiungere alla carriera del fenomeno Jackson.
"STRANGER IN MOSCOW" è il primo capolavoro del cd! L'inizio, che ci crediate o no, è una ritmica eseguita con la voce di Michael Jackson in persona, un vero colpo di genio che introduce (e accompagna per tutto il pezzo) una ballata straordinaria degna dei migliori artisti musicali, in questo pezzo Michael sforna una classe da maestro, le linee melodiche sono soffici e vellutate e fanno da sfondo ad una fantastica e armoniosa performance vocale, i suoni perfetti e un intermezzo da brivido, certamente per pochi intenditori!
"THIS TIME AROUND" Pur essendo un buon pezzo ritmico da ballare e caratterizzato dal solito perfezionismo sonoro, non può minimamente competere con la precedente canzone e soprattutto con la successiva "HEARTH SONG", che è una delle più belle canzoni della storia della musica. L'inizio semplice e minimale (ma con dei suoni che forse superano la perfezione) si sentono suoni presi dalla natura, armonizzati con una soffice melodia rilassante che anticipano un introduzione con la pianola, anche essa semplice ma d'impatto (come le migliori canzoni), La voce di Michael inizia l'esecuzione vocale in maniera dolorante, triste, una malinconia straziante ma nello stesso tempo meravigliosa da ascoltare, Michael esegue il ritornello simulando il lamento di un pianto "Aaaaaaaaaah Aaaaaaaah" qualcosa di strabiliante, la base rimane lenta fino al secondo ritornello dove man mano la canzone inizia a farsi sempre più orchestrata, fino ad esplodere in un finale epocale dove Michael si sfoga urlando a squarciagola denunciando i problemi dell'ecologia e i danni che l'uomo ha fatto alla natura, una canzone così meravigliosa che artisticamente non ha nulla in meno di canzoni come "Imagine" di John Lennon.
Questa eccelsa canzone è l'ultima "grande" ballata dell'album, dopodiché si torna alle basi ritmiche da King Of Pop, cominciando con la discreta canzone rock "D. S. " in cui Michael con un gioco di parole se la prende indirettamente con uno dei suoi avvocati accusatori, la canzone scorre piacevole su una base trascinante ma poco varia, ed esplode nell'intermezzo con una schitarrata rock molto coinvolgente e ottimamente suonata da Slash, l'unico difetto di questa canzone è l'eccessiva lunghezza che dopo un po' stanca.
L'album prosegue con "MONEY" che è una canzone stupenda e spesso sottovalutata, la base ritmica influenzata dallo stile dell'Hip Pop, cantata in maniera sussurata con dei bellissimi suoni.
La prima cover dell'album è la nota canzone "COME TOGETHER", che supera  la versione originale dei Beatles. Michael grazie alla sua splendida voce ed una base sonora dal taglio decisamente più coinvolgente, ha reso la cover migliore dell'originale.
"YOU ARE NOT ALONE" è il singolo che portò nuovamente Michael al numero uno delle classifiche mondiali, una canzone eseguita con maestria.
"CHILDHOOD" è la canzone che fu utilizzata per il film "Free Willy 2", un pezzo esageratamente strappalacrime, apprezzabile il lavoro svolto a livello musicale, a metà canzone vengono eseguiti dei veri e propri pezzi d'orchestra.
Finito il momento strappalacrime si ritorna al ritmo, questa volta Michael arrabbiato più che mai se la prende con la stampa scandalistica in questa canzone che si alterna tra ritmi sincopati e velocissimi a veri e propri pezzi melodici, una canzone quasi sperimentale che regala un punto in più a questo titanico album, è "TABLOID JUNKIE".
"2BAD" è una canzone in cui Jackson preso dalle sue manie di grandezza arricchisce un po' troppo il pezzo con effetti sonori futuristici e diavolerie elettroniche che rendono la canzone troppo rumorosa.
Arriva un altro capolavoro "HISTORY". Inizio con effetti sonori di marce militari, cori, inni nazionali. Qui Michael ripercorre la storia dell'uomo in cui giustamente rientra anche lui! La genialità della canzone è l'alternanza tra musica ed effetti sonori, anche qui si parte con il minimalismo e si finisce con una grande composizione musicale.
La successiva "LITTLE SUSIE" è una meravigliosa canzone suonata in maniera eccelsa e cantata con un ardore e un carisma vocale di elevato livello artistico.
Per concludere Michael ci regala una seconda cover, che fu scritta da un altro genio, Charlie Chaplin, la canzone è la famosa "SMILE", in una versione ancora una volta migliore dell'originale.
Finisce così un album degno di rimanere per sempre nella storia della grande musica. Forse 'History' ha l'unico difetto di essere stato impacchettato come doppio album e messo in vendita ad un prezzo non all'altezza di tutti, ma a livello di vendite fu secondo solo a "The Wall" dei Pink Floyd.

Dangerous

8._dangerous

Secondo i critici, Michael Jackson non è mai più riuscito a raggiungere i picchi creativi di "Thriller", ed effetivamente hanno ragione, ma questo è sicuramente un album affascinante infatti è il prediletto di parecchi fans. Può essere considerato il disco di intrattenimento perfetto! 14 canzoni che attraversano perfettamente la storia del pop e che rendono irrefrenabile il disiderio di fischiarne le melodie.
L'album è targato 1991 ed è accompagnato da pubblicità straordinaria per l'epoca... Michael Jackson, al pari della Coca-Cola, è il prodotto americano meglio esportato nel mondo. Il disco si apre con quattro pezzi-missili... venati hiphop-funk e R&B, uno stile che lo stesso Jacko chiamerà jack-swing. La prima song "Jam" e le successive 3: "Why You Wanna Trip On Me", "In The Closet" e "She Drives Me Wild" immergono l'ascoltatore in un atmosfera di fracasso danzereccio alla quale anche il più duro dei tronchi di legno non può sottrarsi nel ballarvi. Poi la quinta canzone "Remember The Time" ci porta via con la fantasia, trascinati dalla voce del King Of Pop; atmosfere sognanti create dalla musica unica. Poi c'è forse il passaggio meno riuscito dell'album "Can't Let Her Away" che con uno stile troppo avvenieristico e confuso fa storcere un po' il naso a chi fino a quel punto ascoltava un album praticamente perfetto. Poi l'album prosegue con "Heal The World" una ballata in perfetto stile Jackson, che ricorda che tutti hanno un cuore e bisogna aiutare il prossimo, poi con interpretazione vocale perfetta unita alla maestria del chitarrista Slash abbiamo la vera hit dell'album "Black Or White", il vero sucesso dell' album ancora oggi tra i più trasmessi in radio. Poi il resto dell'album prosegue con le ballate "Will You Be There" e "Gone Too Soon" e il bizarro mix di gospel e bubble-rock "Keep The Faith " particolare ma riuscita; per ultimo i due veri capolavori dell'album più sottovalutato della storia: "Who Is It", canzone straordinaria per musicalità, ritmo e soprattutto interpretazione vocale commovente, poi la title-track "Dangerous" tagliente e sinistra un concentrato di Jackson-style al 100%.
Si conclude così un disco con accenni rock, funk, R&B, rap e pop senza essere nulla di tutto ciò, un disco che ha venduto milioni di dischi e che può essere considerato l'ultimo capolavoro totale di Jackson... "un pendolo capace di ipnotizzare e mettere nella cesta più di venti milioni di persone.." questo è "Dangerous", questo è Michael Jackson.

Bad

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Nel 1987, esattamente 5 anni dopo il grandioso album "Thriller", Michael Jackson sorprende il grande pubblico con "Bad".
Michael capisce che sara' impossibile competere con se stesso e il ritardo con il quale esce il suo terzo album e' il risultato di troppe paure del confronto con "Thriller" che si sta delineando piu' come un incubo, che come un clamoroso successo dell'inizio degli anni '80. Come nel suo stile "imperiale", MJ chiama all'appello per Bad i nomi piu' grandi della scena della musica, in "Just Good Friends" duetta con l'amico Stevie Wonder e i miti del cinema. "Bad" non sarebbe lo stesso senza i grandi video clip che lo accompagnano, per citare, il video di Bad e' stato girato dal grande Martin Scorsese. Le vendite pero' non sfiorano neanche lontanamente i numeri da record di "Thriller" e così fino al 1989 escono a raffica una serie di video ed un lungometraggio per "indurre all'acquisto" dell'album. Nel 1987 "The Way You Make Me Feel", nel 1988 "Man In The Mirror", "Dirty Diana" e "Smooth Criminal", nel 1989 "Leave Me Alone" (bonus Track per chi acquista il cd) e "Liberian Girl", quest'ultimo con l'apparazione di una miriade di attori, cantanti, produttori. Nel 1988 esce anche un lungometraggio "Moonwalker", che contiene le canzoni di Bad "Speed Demon" e "Smooth Criminal". Le canzoni contenute nell'album sono ancora belle da ascoltare e da ballare. L'album inizia con la coinvolgente "Bad" con assoli di chitarra elettrica che caratterizzeranno non poco il suo stile musicale. La sopraffina "The Way You Make Me Feel" con qualche tocco di R&B qua e la' per vivacizzare un po' l'ambiente. Un calo di stile si tocca con "Speed Demon " ma solo una cosa passeggera perche' dopo vi e' la dolce e afro "Liberian Girl". Un altro calo di stile per quanto riguarda i testi ma non per la musicalita' si tocca con "Another Part Of Me", R&B anche qua. Si arriva poi al duetto con Stevie Wonder con "Just Good Friend" ottima canzone da ballare e da ascoltare. "Man In The Mirror" e' la prima canzone di MJ sui "problemi del mondo", resa molto carismatica dai "ohhh"! e dai "stand up" e ancora dai "you know it". L'ottimo duetto con Siedah Garret in "I Just Can't Stop Loving You", un lento misto al R&B, innalza il livello generale dell'album. Ora arrivano i carichi pesanti, "Dulcis in fundo", giu' i cappelli, arrivano "Dirty Diana" e "Smooth Criminal ". La prima e' un gioiello rock da ascoltare e riascoltare, il secondo un pezzo ritmico da paura reso famoso dal videoclip (mitica la scena in cui sgretola la palla da biliardo e, con un passo di danza, soffia i detriti in faccia al classico energumeno da film poliziesco anni '50). In quest'album sembra che MJ si stia rendendo conto che ormai la sua vita coincide solo con quello che dicono i mass media. La sua privacy non esiste piu'. E' pedinato giorno e notte, tutti vogliono sapere cosa fa, cosa mangia, come mai non ha una fidanzata ecc.. Come scrive nella sua autobiografia, la sua vita e' un vero incubo. E alla domanda se e' realmente felice, risponde che non lo sa... La sua ira nei confronti dei giornali scandalistici, la scaglia in una divertente canzone contenuta nel Cd di Bad. La scatenata "Leave Me Alone" (lasciatemi in pace), e' proprio un urlo di rabbia contro le malelingue e le grandi "bufale" su di lui ma ormai il meglio e' già stato fatto. "Bad" e' quindi un ottimo disco e dobbiamo dire bravo al buon Michael per aver retto anche minimamente il confronto con "Thriller".

We Are The World

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We Are the World, scritto a quattro mani da Michael Jackson  e Lionel Richie , fu inciso il 28 gennaio 1985 a Hollywood sotto la supervisione di  Quincy Jones a cui fu assegnata la produzione. Il progetto fu quello di riunire diversi artisti che si sarebbero alternati alla voce solista. Lionel Richie, Michael Jackson, Tina Turner, Bruce Springsteen, Bob Dylan, Billy Joel e tante altre celebrità della pop-music, riunitisi diedero al supergruppo il nome di United Support of Artists (USA) for Africa . I proventi raccolti con We Are the World furono devoluti alla popolazione dell'Etiopia, afflitta in quel periodo da una disastrosa carestia.

L'idea di un brano musicale che raccogliesse fondi per l'Etiopia fu originariamente di Harry Belafonte, il cui manager Ken Kragen suggerì di coinvolgere anche altri artisti. La Columbia Records si occupò delle spese di produzione e di distribuzione. We Are the World fu pubblicato il 7 marzo . Il 5 aprile  dello stesso anno  fu rilevato un momento in cui più di 5.000 stazioni radio stavano trasmettendo il brano contemporaneamente.

Il brano vinse il Grammy Award come "canzone dell'anno" e come "disco dell'anno", nonchè come "miglior performance di un duo o gruppo vocale pop". In tutto furono vendute 7,5 milioni di copie solo negli Stati Uniti . Complessivamente, il progetto We Are the World riuscì a raccogliere circa 50 milioni di dollari .

Thriller

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'Thriller' è un album che è più facile dare per scontato che affrontare. È un tale peso massimo nella propria categoria da intimorire anche il più disinvolto narratore musicale. Perché? Innanzitutto perché ha quel maledetto, incredibile titolo del'"album più venduto della storia della musica", 50 milioni e oltre copie vendute solo nei primissimi anni dalla pubblicazione, un macigno che ti fa già sentire davanti ad una bestia non rara, UNICA.
Un secondo motivo può essere il fatto che quando di un disco da nove canzoni vengono estratti sette singoli da top ten americana, con almeno tre (diciamo "Billie Jean, Thriller e Beat It") che si iniettano nel patrimonio culturale di chiunque abbia avuto un paio di orecchi fuzionanti negli ultimi ventisei anni, può esser facile concludere che siano sufficienti solo alcuni brani celeberrimi per darci un'idea complessiva dell'opera.
Oltre a una pigrizia sbrigativa sopraggiunge anche un altro fatto: 'Thriller' non potrà mai usufruire delle periodiche rivalutazioni storiche in cui incorrono i cosiddetti album "di nicchia", 'Thriller' non potrà mai divenire un "cult", una chicca underground da passare sotto ai banchi di scuola, generazione dopo generazione. Non sarà mai un eterno tesoro per pochi intimi come l'esordio dei Violent Femmes, ma neanche una bibbia di formazione come Nevermind, perchè Nevermind è stato un blockbuster involontario, l'inaspettata emancipazione di musica alternativa che alla fine si è rivelata colonna sonora di una generazione.
Qui invece ci scontriamo con una vera macchina da guerra pop, con l'abum-simbolo della musica mainstream. È un capolavoro di costruzione musicale, una volontà di potenza nietzschiana nel voler diventare il numero uno. Dopo l'ottimo successo di quello strabiliante frullato di black music che era stato 'Off The Wall' nel 1979, dopo aver realizzato con 'Thriumph' l'anno seguente il migliore album dei Jacksons, il futuro "The Gloved One" aveva ormai tutto il pubblico afro-americano dalla propria parte.
Ma un Napoleone degli anni '80 non può accontentarsi di questo, vuole tutto, perché sa di avere tutte le carte in regola per averlo. Quasi una carriera quindicennale alle spalle, una voce inconfondibile, particolarissima, già essa quasi un'incarnazione della perfezione canora intermedia tra quella maschile e quella femminile. Grazia, mestiere, passione, innovazione, sensualità e rassicurante gradevolezza, queste le parole chiave. A cui si aggiunge una strabiliante e originale tecnica di ballo che con i vari moonwalking e passi affiliati formerà con la voce una perfetta combo per ogni tipo di performance, videoclip compresi.
E i videoclip sono proprio l'asso nella manica finale di tale strategia commerciale. Per arrivare ovunque, per uscire dalle radio ed entrare nelle case di chiunque, Jackson e collaboratori inventeranno i migliori video fino allora realizzati, minifilm sfornati l'uno a distanza di pochi mesi dall'altro in modo da garantire la completa visibilità e permanenza dell'album nelle hit parade per almeno tre anni consecutivi, col culmine del cortometraggio della canzone di "Thriller", il primo capolavoro della storia di MTV. Il progetto Thriller racchiude in sé qualsiasi strategia perseguibile per rendere la propria musica un linguaggio universale, comprensibile a tutti. E quindi l'ultimo passo decisivo sarà quello di conquistare il pubblico bianco, il pubblico pop-rock
completamente estraneo all'eroiche gesta Motown del nostro enfant prodige.
E quindi collaborazioni tattiche e rivelatesi azzeccatissime con i "rivali" del periodo, come il famoso assolo di Eddie Van Halen nello stabiliante incrocio funk-hard rock di "Beat It", il simpatico duetto con un Paul McCartney ancora per poco in stato di grazia in "The Girl Is Mine", e soprattutto, la straordianaria "Human Nature", regalata dagli allora inflazionatissimi Toto (che quello stesso anno arrivarono orgogliosamente secondi nella classifica degli album più venduti con il loro "Toto IV"). Piccoli gesti, ma che gli apriranno le porte dell'olimpo del pop (due anni dopo sarà a duettare con Mick Jagger per la cronaca, evento allora impensabile).
Ma le canzoni? Tanto fumo sì intorno a questo LP, ma anche tanto arrosto. Tanto ma non troppo, anche la quantità è perfetta.
Dallo scatenato intro dance-pop della contagiosa "Wanna Be Stratin' Somethin'", in cui predominano le radici afro e il groove da funk rallentato, si passa a "Baby Be Mine", un omaggio all'elegante struttura canzone insegnata da Quincy Jones già nell'album precedente, variazioni sottili su un tessuto sonoro completo, una produzione immacolata. La title-track diventa invece un blueprint di fantasia e divertimento R&B, per la prima volta l'inserimento di curiosi effetti speciali con addirittura guest-star cinematografiche (in questo caso un attempato ma deliziosamente inquietante Vincent Price) ci vuole regalare un'esperienza visionaria di completo intrattenimento, in cui ogni mezzo è usato con disinvoltura al solo scopo di lasciarci soddisfatti e stupiti, a bocca aperta come un bambino. Tutto è una cartina di tornasole del decennio a cui appartiene, si parla di morte, horror, sesso, violenza, gravidanze impreviste con una superficialità straniante, la vita diventa solo un mezzo per riempire le nostre giornate e le nostre canzoni. Poco ci importa infatti se un gigante del dance-floor come "Billie Jean" parla di una relazione oscura e quasi da incubo, noi ci balliamo sopra, e anche Michael ci assicura che è la cosa migliore da fare in questi casi. Ci troviamo nella seconda metà dell'album e ormai siamo assueffatti dalla musica, ogni cosa ci sembra secondaria, le storie che vengono raccontate, per quanto credibili e suggestive, diventano completamente accessorie.
Approdiamo a "Human Nature", interrogativi sulla condizione dell'essere umano, passeggiate interminabili lungo la mente e i suoi dilemmi sentimental-esistenziali. Ma il tutto affrontato in maniera così candida, piacevole, che ci sentiamo trasportati come su una piccola barca nei pressi di isole tropicali, che prosegue lenta, senza remi, mentre noi guardiamo distesi il cielo chiaro in alto, con quel magnifico falsetto che ci accompagna, che vorremmo durasse più a lungo. Ma come dicevo, tutto è misurato, come per le portate del miglior ristorante. Non è assolutamente concessa l'indigestione, dobbiamo provare immediatamente nuove pietanze.
Il soul di Sam Cooke trova un punto d'arrivo in "P.Y.T. (Pretty Young Thing)"? Percussioni, sibilii, intro parlato, sussurrato e pruriginoso, la donna desiderata ormai ridotta a una sigla, a un'etichetta (che tra l'altro prima dell'ascolto non lascia presagire niente di buono, sembrano le iniziali di un distretto di polizia...). Ormai ci siamo stancati e rassegnati a cercare una catalogazione per questa musica.
La differenza tra 'Thriller' e 'Off The Wall' sta proprio in questo, la black music così amalgamata alla white music da non esser quasi più riconoscibile. Questa è melodia interraziale, può toccare le corde di chiunque. Universale. Mentre l'epilogo "The Lady In My Life" scorre con una classe infinita, quasi irritante nel suo smooth-soul mutante e fintamente improvvisato (non ci può essere niente di più studiato di Thriller), capiamo molte cose. Il posto leggendario che 'Thriller' ha in tutti i libri di musica moderna non è immeritato ma neanche ovvio. Michael Jackson non è come i Beatles post-1966, i Led Zeppelin, o Hendrix, che dove peschi, peschi quasi sempre bene e relativamente sulla stessa falsariga. Michael Jackson è un fenomeno così singolare che si potrebbe aver ascoltato tutta la restante discografia senza poter avere una minima idea di quello che questo disco ha da offrire. E 'Thriller' rappresenta un caso a sè in assoluto, sicuramente il più accreditato candidato al competitivo ruolo di album-simbolo culturale di un decennio.
Un'impeccabilità aliena dalla quale ogni autore mainstream non smetterà mai di imparare, un punto di riferimento che sarà una gioia veder superato un giorno da un nuova pietra miliare -a quanto pare ancora da arrivare- parimente straordinaria.

Off The Wall

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Tra il 1977-1978, mentre Michael Jackson è impegnato nella parte di spaventapasseri in The Wiz con Diana Ross, comincia a crearsi nella sua mente la voglia di un album da solista. Contatta Quincy Jones, con il quale ha un grande rapporto di amicizia, e gli chiede un consiglio a proposito della sua idea.
Nell'autobiografia di Michael (Moonwalk 1988), è scritto che Quincy, detto "Q" per la sua passione per il barbecue, si propone come produttore pensando che il ragazzo di Gary gli avesse teso un tranello... ma Michael giura che non ci aveva neanche pensato di chiedere a Quincy Jones di diventare il suo "mentore".
Comunque, nel 1979, esce il primo capolavoro firmato Micheal Jackson senza famiglia al seguito. All'album partecipano i grandi della musica tra cui Paulinho da Costa alle percussioni, Rod Temperton compositore ed arrangiatore, Louis "Thunder Thumbs" Johnson, George Duke, Stevie Wonder, Paul McCartney e tanti altri. I maligni diranno che ormai i Jacksons fanno musica "obsoleta", ed è per questo che il più dotato del gruppo li lascia. In realtà invece Michael aveva una gran voglia di cimentarsi in qualcosa di suo e solo suo, senza più condividere oneri e onori con i fratelli e il babbo (notare che l'anno seguente registrerà un album con i Jacksons).
Il bambino sta crescendo. Nel 1979 Micheal ha 21 anni e sono già più di 13 che calca le scene.
E grazie a Quincy Jones, la musica contenuta in Off The Wall sarà più funkeggiante ed attuale con il trend che si stava diffondendo in quel periodo: la Black Music.
"Off the Wall" (Epic Records) racchiude delle perle che rimangono ancora oggi delle icone della Disco Music fine anni '70, esaminiamole:

  • "Don't Stop Till You Get Enough" è la canzone che apre l'album. Un pezzo R&B con venature dance da tenere in ogni discoteca con un ritmo vivace e sostenuto. "Rock With You" è ufficialmente la canzone che fa impazzire le donne per quella voce tremolante e sensuale che ti entra nelle viscere e non ti esce più;
  • anche "Working Day And Night" è una canzone molto vivace, ottima da ballare, peccato per la mancanza di carattere che purtroppo non riesce mai a farla entrare nei "Best Of....";
  • in "Girlfriend" e in "I Can't Help It" si sente molto l'influenza di Paul McCartney nel primo e di Wonder nel secondo ed entrambi aiutano Michael a sfondare, aiuti che si ripeteranno in "Thriller" e in "Bad" e che lanceranno un'altra manciata di stelle sulla testa di MJ;
  • in seguito ci emoziona con "She's Out Of My Life", ci fa sognare con "It's The Fallin' In Love" e ci esalta con "Burn This Disco Out";
  • in fine la title-track che riassume quella che sarà la mentalità di Mike in futuro: prendi la vita con semplicità. Mentre "Off The Wall", la traccia, ci consiglia di ballare anche nei momenti più difficili, come se fosse una ragione di vita, Off The Wall (senza virgolette quindi l'album) ci riassume la black-music anni '70 e quelle che sono state le tendenze di un decennio e ovviamente, ci narra le origini del mito, punto.

The Jacksons

The Jacksons, inizialmente noti come "The Jackson 5", sono stati un gruppo composto dai cinque fratelli Jackson, di cui faceva parte anche il futuro "Re del Pop" Michael, allora undicenne. Si formano ufficialmente nel 1968, suonando una forma innovativa di R'n'B, con la fusione di funk nero e musica bianca. Pubblicano numerosi album, di cui l'ultimo prima dello scioglimento è 2300 Jackson Street, dell'89.


Enfant Prodige

Con la Motown Michael incise anche i suoi primi quattro album da solista: Got to Be There (1972), Ben (1972), Music & Me (1973) e Forever, Michael (1975), che ebbero tutti un buon successo, vendendo complessivamente circa 16 milioni di copie.

Jackson 5

I Jackson 5 sono stati un fenomeno internazionale che hanno rappresentato la Motown nel suo secondo decennio con un suono straordinariamente innovativo, spesso imitato ma mai eguagliato.

Costituiti dai fratelli: Jackie (nato il 4 maggio 1951), Tito (ottobre, 15 1953), Jermaine (11 dicembre 1954), Marlon (12 marzo 1957) e Michael (29 agosto 1958) provenienti da Gary, Indiana, dove il padre Joe lì avvia presto in un gruppo musicale di famiglia nel lontano 1962.
I Jackson 5 sono cresciuti sotto i nostri occhi e la loro eredità musicale rimane una testimonianza straordinaria, non solo per la grandezza di Michael, ma per il loro talento collettivo.

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